Il cibo spazzatura crea dipendenza

Il termine “cibo spazzatura” viene utilizzato per indicare alimenti a basso valore nutrizionale ma ad alto contenuto calorico. Si dovrebbe limitarne il consumo nella dieta perché considerato dannosi per la salute, tuttavia, nell’industria alimentare c’è una grande varietà di prodotti che rientrano in questa categoria. A fronte di questa situazione, nutrizionisti e medici si sforzano di educare le persone ad evitare il cibo spazzatura a favore di una dieta equilibrata e variegata, composta da un’alta percentuale di alimenti sani.

Il termine junk food è stato adottato nel 1972 dal Center for Science in the Public Interest con l’intenzione di attirare l’attenzione del pubblico sugli alimenti che forniscono molte calorie ma poche sostanze nutritive. Per l’industria alimentare, vendere questo tipo di cibo è molto redditizio in quanto prodotto con ingredienti a basso costo e spesso con l’aggiunta di conservanti e additivi, rendendo più facile l’approvvigionamento e lo stoccaggio.

I cibi e gli alimenti che rientrano in questa categoria sono diversi. Ad esempio le patatine fritte, caramelle, gelatine e alimenti di questo tipo sono universalmente considerati junk food. Il cibo spazzatura è spesso associato anche al fast food come hamburger, pizza o fritture. Quindi una vera e propria classificazione non esiste, ma con un po’ di buon senso si capisce immediatamente se un alimento è salutare o meno.

Ma perché non riusciamoci a liberarci da questo retaggio? Perché il cibo spazzatura è così tremendamente attraente? Secondo alcune ricerche, il junk food si comporterebbe come una droga, portando alla dipendenza chi lo consuma. In pratica più si mangiano cibi trasformati industrialmente e più il nostro corpo ce ne chiede, per appagare quella sensazione di piacere che deriva dal loro consumo.

Ad affermarlo sono stati i risultati di uno studio condotto dai ricercatori dell’Università del Michigan, secondo i quali appunto, consumare cibo spazzatura, anziché portare alla naturale sensazione di sazietà, indurrebbe a desiderarne ancora, alla stessa stregua di alcol, fumo o droga.

Non è la prima volta che una ricerca scientifica giunge a questa conclusione, in passato era stato appurato che alcune tipologie di alimenti, molto grassi o troppo dolci, provocavano reazioni chimiche a livello cerebrale che se interrotte, per esempio da una dieta, davano gli stessi effetti che prova chi si sta disintossicando.

La depressione a cui normalmente va incontro una persona che ingrassa in modo spropositato per la cattiva alimentazione, sopraggiungerebbe in realtà ben prima dell’obesità e sarebbe determinata proprio dalla cattiva qualità dei cibi.

Alcune tipologie di alimenti, molto grassi o troppo dolci, provocherebbero reazioni chimiche a livello cerebrale che se interrotte, per esempio da una dieta, darebbero gli stessi effetti che prova chi si sta disintossicando.

Lo ha stabilito uno studio canadese condotto dai ricercatori dell’Università di Montreal e pubblicato sulla rivista scientifica International Journal of Obesity.

Il team coordinato dalla dottoressa Stephanie Fultonha ha studiato questo fenomeno sui topi in laboratorio, scoprendo che quelli nutriti con cibi spazzatura sviluppavano una neurochimica del cervello diversa dagli altri alimentati in modo sano.

Nello specifico, nei primi si registravano sintomi depressivi qualora veniva variata la loro dieta, che quando passava da grassa a sana, provocava maggiore ansietà, sensibilità allo stress e astinenza.