Dimagrire mangiando: Si può fare?

Sembra impossibile, vero?! Eppure dalle ultime ricerche arriva una speranza: a fare la differenza non sarebbe la dieta, ma piuttosto quanto si mangia. Troppo semplice dite? Eppure il dott. Fran Sacks professore presso la Harvard School of Public Health, è autore di uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine i cui risultati sembrano confermare proprio questa teoria, arrivando quindi a dire che tutto sommato non esiste una dieta migliore di un’altra.

La soluzione sembra talmente ovvia da non lasciare dubbi sulla sua veridicità, eppure come tutte le cose, anche questa teoria ha il rovescio della medaglia. Il fatto è che non solo non è semplice selezionare gli alimenti per tipologia e quantità tali da ridurre le calorie contenute nei nostri pasti senza sbilanciare l’equilibrio fra valori nutritivi assunti e calorie bruciate, ma oltretutto ridurre drasticamente la quantità di cibo ingerito è proprio la causa maggiore che porta chi ha intrapreso una dieta ad abbandonarla.

La ricerca del dott. Sacks insegna che il cambiare stile alimentare deve essere qualcosa di lento e graduale, sia per abituare il fisico a sostenere il nuovo regime dietetico nel tempo, e sia per evitare la mortificazione e il nervosismo dettati da una improvvisa mancanza di cibo.

Invece di puntare a grandi risultati in poco tempo, sarebbe meglio cercare di raggiungere degli obbiettivi realistici soprattutto considerando i vantaggi in termini di salute.

Gli spunti di questa ricerca sono stati ripresi anche dai nutrizionisti italiani, molti dei quali insistono sull’importanza del metabolismo basale per bruciare le calorie in eccesso e scongiurare l’accumulo di grasso. Cosa s’intende per metabolismo basale? In parole povere si tratta dei processi messi in pratica dall’organismo per ricavare energia dal cibo e mantenere tutti quei processi che ci mantengono in vita: respirazione, battito cardiaco, circolazione sanguigna, etc etc.

Il metabolismo basale è regolato dall’equilibrio ormonale, a sua volta influenzato dal bilancio calorico. Quando mangiamo di meno, inevitabilmente, gli ormoni calano e il cervello interpreta la situazione come una possibile carestia. Pensiamoci bene, per tutta la storia dell’essere umano il problema principale è stato il cibo. Solo negli ultimi anni sono arrivati i supermercati, gli allevamenti intensivi e l’agricoltura di massa. Nel mondo occidentale è praticamente impossibile morire di fame, ma i nostri geni non si sono ancora adeguati a questo rapido cambiamento. Il nostro codice genetico è lo stesso di quello dei nostri antenati preistorici. Per tanto siamo ancora programmati per accumulare grasso in vista di carestie, glaciazioni e altri eventi che limitano la disponibilità di cibo. Tutto questo ragionamento ci porta alla conclusione che la restrizione calorica troppo intesa ci porta al risultato opposto del dimagrimento. Quindi, cosa bisogna fare realmente per dimagrire?

In primo luogo seguire un’alimentazione sana, equilibrata e che apporti tutti i nutrienti necessari. Le diete che escludono un qualsiasi tipo di macronutriente sono assolutamente da evitare. In seconda battuta aumentare l’attività fisica, sopratutto quella di tipo anaerobico. Eh si, perché questo è un altro falso mito. I grassi vengono bruciati quando siamo a riposo e la beta-ossidazione avviene nei mitocondri, le centrali energetiche delle cellule. Aumentando la massa muscolare, avremo più fornaci che bruceranno i grassi in eccesso, e i muscoli crescono solo quando si mangia abbastanza.

Il messaggio è chiaro: Mangia che dimagrisci!